L’altro giorno, su internet, si litigava forte e non si era nemmeno all’orario dell’aperitivo.
Non è una notizia, lo so bene: litigare su internet è praticamente cosa quotidiana… nessuno ne è mai immune. Un giorno litighi tu, l’altro litiga un altro, l’altro ancora un altro differente. Si litiga tutti, come alla scuola materna ma senza plastilina e con un filo meno cattiveria, ammetto, perché solitamente dopo poco si torna tutti nei propri ranghi lasciandosi scivolare tutto via.
Di questa brutta discussione, però, mi è rimasto addosso qualcosa: la quantità di gente che usava come insulto l’espressione «avere la 104».
Così. Con quella naturalezza con cui si dice idiota, deficiente, ritardato, cretino.
Come se si fosse trovato il modo più brillante possibile per dire a qualcuno che è stupido, quasi come se fossero stati sul palcoscenico della peggiore standing up comedy del mondo.
E io, a un certo punto, ho pensato che forse il problema era proprio lì: nessuno di quei tizi sapeva cosa fosse la 104.
Poi però ci ho riflettuto ancora e ho capito che invece lo sapevano, ma che non gli importava, ecco. Abbiate pazienza, ho i miei tempi: quando guardo un thriller in tv spesso manco ci arrivo a capire chi è l’assassino, fatico persino a capire chi è il morto!
E comunque, il fatto che questa gente se ne freghi altamente della Legge 104 a mio avviso è persino peggio dell’ignoranza stessa, perché la Legge 104 non è una parolaccia, né un insulto né tantomeno un sinonimo di quelli che vi ho elencato sopra. E’ una legge, tutto qui.
La 104 è una legge che tutela le persone con disabilità e quelle famiglie che spesso hanno già abbastanza da affrontare senza dover pure spiegare a qualche fenomeno di internet che la disabilità non è una categoria di cui ridere.
Quelli che dicono «hai la 104?» per offendere hanno una cosa in comune: si sentono fuori dalla storia.
Guardano gli altri. Osservano, dalla loro sediolina imbottita, chi ha un figlio disabile… chi assiste un familiare. Chi ha bisogno di essere tutelato, chi – secondo loro, giudici imprescindibili della rete – appartengono a un mondo che non li riguarda.
E se ne stanno lì, sul bordo della piscina, a commentare chi è in acqua e fatica a stare a galla.
Solo che la vita non funziona così, ed ecco che mi rivolgo a chiunque faccia uso di questa sfortunata espressione!
Un giorno, un brutto giorno, potresti avere un figlio con una qualsiasi disabilità.
Potresti scoprire che tua figlia, quella che oggi corre per casa e ti fa impazzire per i compiti in modo che la devi letteralmente legare alla scrivania, avrà bisogno di assistenza per tutta la vita.
Oppure potresti ammalarti tu. Potresti avere un incidente, sai?
Potresti diventare tu stesso la persona che ha bisogno di quella tutela che oggi consideri soltanto una battuta.
Oppure potrebbero invecchiare i tuoi genitori, e potresti ritrovarti a doverli assistere quando non saranno più autonomi. Già ti vedo, a portarli da un ambulatorio all’altro, organizzando terapie, visite, commissioni. Se stringo gli occhi sei proprio lì, seduto accanto a loro mentre il tempo fa quello che sa fare meglio: cambiare le persone che amiamo e alla fine portarcele via.
E magari, proprio allora, avresti bisogno della 104, ma mica per diventare più stupido!
Piuttosto, per poter essere presente: questa è la cosa che quelli della battutina simpa non capiscono.
La 104 non è il premio di consolazione di chi ha perso alla lotteria della vita: è uno degli strumenti attraverso cui una società prova (con risultati spesso discutibili, peraltro) a non lasciare completamente sole le persone quando la vita diventa più complicata.
E il bello è che non piove dal cielo: per ottenere diritti e tutele le persone con disabilità, i loro familiari e chi ha combattuto per loro hanno dovuto lottare e continuano a farlo.
Perché ogni diritto, se non lo si difende, prima o poi qualcuno prova a trasformarlo in un favore. Arriverà il solito frescone a dire “oh, avete la 104, di che vi lamentate?”
Io la 104 la benedico.
La benedico per me e per tutte quelle famiglie che, come la mia, sanno perfettamente che dietro quelle tre cifre non si ride mica poi tanto. Guardate, guardate bene cosa c’è dietro: persone, figli, genitori, famiglie incastrate tra un impegno e l’altro, tra una visita medica, tra un patronato e un caf, tra una riga e l’altra del calendario pieno di giornate in cui una tutela prevista dalla legge significa riuscire a esserci.
E esserci, quando qualcuno che ami ha bisogno di te, non è un privilegio: è una necessità e, soprattutto, un dovere.
Per questo sono stanca di quelli che usano la disabilità come insulto, trasformando una legge in una parolaccia.
Stanca di quelli che, quando vogliono dire a qualcuno “sei stupido”, tirano in ballo persone che con la stupidità non c’entrano assolutamente niente.
E soprattutto sono stanca della presunzione di chi pensa: «A me non succederà.»
È questa la frase non detta dietro ogni «hai la 104».
A me non capiterà… io sono dall’altra parte! Io guardo, giudico, scherzo…
Io sono normale.
Gli altri sono quelli che hanno bisogno della 104.
Peccato che la vita non distribuisca i ruoli una volta per tutte. Granprepuzio!
Oggi puoi essere quello che osserva, e domani potresti essere quello che chiede aiuto.
Oggi puoi ridere della 104, e domani potresti aver bisogno che qualcuno te la spieghi.
E allora forse capirai.
Capirai che quelle tre cifre non identificano degli stupidi, ma una legge.
Una legge conquistata con fatica, e che ancora oggi dobbiamo difendere.
Una legge che, quando serve davvero, può significare poter assistere una persona che ami.
E quindi no, caro fenomeno del cabaret: la 104 non è un insulto.
Non lo è oggi, non lo è mai stata e non lo sarà nemmeno il giorno in cui, magari, a doverne avere bisogno sarai tu.
Perché la vita ha una strana abitudine, sai? Ti porta esattamente dove pensavi di non poter mai arrivare.
E a quel punto scopri che la cosa più stupida che hai detto nella vita non era: «Quello ha la 104!»
Era aver creduto che non sarebbe mai potuta servire a te.


io so casa è la disabilità
Sono totalmente d’accordo! La disabilità, come il bisogno vero può capitarti in ogni momento,ma oggi la superficialità con cui tutto viene accolto è impressionante!! Caro Umberto Eco,quanta ragione aveva..!
Che sia benedetta la 104 perché davvero non sappiamo cosa la vita ci riservi,e a volte le sorprese non sono esattamente belle.