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Il jazz della Repubblica di Salò

Se la vicenda non avesse risvolti tragici, sembrerebbe il contrappunto perfetto a certe irresistibili commedie degli equivoci. Una pantomima grottesca che rispecchia la logica con cui il fascismo concepiva la comunicazione, la propaganda e il rapporto con il pubblico.
Radio Tevere* fu una delle emittenti che effettuarono trasmissioni nel Nord Italia durante la Repubblica Sociale Italiana. Si chiamava “Tevere” perché gli ascoltatori pensassero che trasmettesse clandestinamente da Roma e non da Busto Arsizio, dove i fascisti, incalzati dall’avanzata alleata, avevano trasferito in tutta fretta i macchinari requisiti nella Capitale per rimetterli in funzione.
I gerarchi di Salò erano consapevoli che i canali ufficiali della comunicazione erano squalificati agli occhi della popolazione. Pochi credevano alle retoriche bugie che il regime divulgava quotidianamente. Poiché quel tipo di propaganda non funzionava, qualcuno ebbe l’intuizione di organizzare qualcosa di più sofisticato: “fare finta” di non essere fascisti, trasmettere messaggi apparentemente neutrali o contrari al regime, per disorientare il pubblico, per contrastare l’ascolto delle radio alleate e badogliane. In questo modo si spingeva la popolazione a sintonizzarsi e, tra un brano musicale e un notiziario non fazioso, si infilavano notizie accuratamente calibrate. L’ascoltatore, avendo abbassato le difese, sarebbe stato manipolato.
La radio, si sa, non è fatta solo di notizie; la gente si sintonizza soprattutto per ascoltare la musica. Fu così che la coerenza del loro ragionamento li portò inevitabilmente a trasmettere il jazz, l’unica musica capace di dire “non siamo fascisti” meglio di ogni parola, quella musica che secondo le direttive del partito avrebbero dovuto odiare e disprezzare. Per meglio confondersi e mimetizzarsi, l’onda utilizzata per trasmettere era molto vicina alla frequenza di Radio Londra. A quei tempi si giravano le manopole per catturare il segnale e, con una leggera rotazione, si passava da una stazione all’altra. L’Inno a Roma di Puccini era la sigla di apertura, seguita da: “Qui Radio Tevere, voce di Roma libera”. Trasmetteva ogni sera alle ore 20.
A mettere fine a quella tragicommedia ci pensarono il 25 aprile i partigiani della brigata Alfredo di Dio. Proprio dai microfoni di Radio Tevere rinominata Radio Busto, Nino Miglierina lesse il comunicato, scritto da Enrico Tosi, che annunciava all’Italia e al mondo in anteprima l’insurrezione dei partigiani nel Nord-Italia e la caduta del regime fascista. Questa storia è rimasta spesso confinata in una ristretta nicchia per specialisti. Sapevo che durante la Repubblica Sociale Italiana c’era una radio che trasmetteva la musica jazz, ma pensavo che il motivo fosse dovuto al fatto che ai repubblichini piacesse davvero quel genere musicale, che si fossero allargate le maglie della censura o che considerassero affascinanti quei ritmi. Invece no. Considerando le strategie comunicative allora messe in atto, credo si possa dire che il jazz trasmesso da Radio Tevere fosse di fatto l’esca per catturare il pubblico che amava quella musica. Un’esca che non sappiamo se i fascisti trovassero davvero disgustosa, o se fingessero soltanto di crederlo per obbedienza al regime. Chissà.
Qualcuno forse sarà andato anche in confusione avendo saputo che in casa Mussolini i dischi di jazz si ascoltavano con piacere, né si può escludere che certi fascisti di musica capissero davvero poco, visto che molti, ascoltando Crapa Pelada di Gorni Kramer, lo scambiavano per un tipico brano della tradizione padana, pensando che la “crapa pelada” fosse quella di un contadino che faticava in mezzo ai campi. Certo è che il jazz nel Ventennio in Italia ne vide davvero di tutti i colori: non solo amato o disprezzato, ma umiliato dai toni della finzione. Si fingeva di amarlo, si fingeva di disprezzarlo.

*Il microfono conteso. La guerra delle onde nella lotta di liberazione nazionale (1943-1945): (clicca qui

3 commenti su “Il jazz della Repubblica di Salò”

  1. Sono così diversi certi algoritmi oggi? Blandiscono, assecondano, miscelano informazioni e poi se non stai più che attento ti manipolano.

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