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Il matto di Grenoble

È arrivato in città un matto, venuto da non so dove, tanto estroverso e appariscente da non passare inosservato.
Sui cinquant’anni, massiccio e basso, fisico un tempo vigoroso, nero come l’ebano. Parla francese con forte accento d’Africa occidentale. E parla molto, senza sosta. Con voce ferma e sonora. Scandendo ogni sil-la-ba.
Trotterella veloce tra rue Alsace-Lorraine, boulevard Gambetta, place Victor Hugo e place Grenette, accompagnato da un signore poco più giovane di lui che non apre bocca.
Il matto, invece, non la chiude mai ed è un monologo di frasi brevi, di frasi ad effetto. Ripete, come un disco rotto, che “lui non si fa ingannare”, che “tutto non è che una truffa”, che “il mondo è pieno di farabutti”, ma che “lui li riconosce a prima vista”, anche se “la giustizia non fa più il suo mestiere” al punto che “lo stato di diritto si è eclissato”.
Cammina veloce, senza smettere di ripetere le stesse frasi, rimescolandole senza criterio. Il suo accompagnatore, nero e atletico anche lui, si limita ad ascoltare il monologo del compagno di passeggiata. La strana coppia cammina spedita, come per un appuntamento. Avanzano con una cortesia irruente, quasi fossero soldati in parata. Due piccoli eroi sbucati da una piega misteriosa dello spazio-tempo.
Entrambi sono vestiti appropriatamente. Non si può dire che siano eleganti, con 38 gradi all’ombra sarebbe difficile. Vestono di bianco, bermuda e maglietta, paiono al torneo di Wimbledon. Anche le calze e le scarpe sono bianche e tutto questo biancore brilla sulla loro cute di china.
Nessuno sui marciapiedi si scansa davanti a questa coppia bizzarra e tutti fingono di non vederli. Alle fermate, il tram carica e scarica gente e loro si infilano nella folla con la massima naturalezza, procedendo per una meta che nessuno conosce. Forse neanche loro due.
Ne ho parlato con mia moglie; anche lei li ha notati. Ho accennato a loro col barista del locale dove prendo il caffè. Tutti conoscono il matto e il suo accompagnatore ma nessuno sa chi sono.
E perché c’è un accompagnatore? Una guardia del corpo? Un infermiere? Qualcuno che genericamente deve impedire al matto di fare pasticci o cacciarsi nei guai? Oppure è matto pure lui.
Devo confessare che invidio un po’ questo signore che, degnamente e senza il minimo imbarazzo, marcia per la città come un angelo in cielo, sfidando l’afa di questa estate torrida e insostenibile.

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