Per te è il giorno diciassette
dell’ottobre 1984
e sono più di quarant’anni che vivo nel futuro che tu aspetti
sono te stesso senza che tu lo sappia
ci sono tuoi ricordi in quello che ogni giorno
sento, vedo, temo
affronto nel riflesso dello stesso specchio
nel mistero della luce e della notte
estremi provvisori dei nodi che il tempo nei suoi anni ha fatto
non so per imperizia
per caso
o addirittura per dispetto.
Sono qui, ci sono ancora
potrei quasi dirti che ti aspetto
ma non posso suggerirti cosa potrebbe incoraggiarti
non è ammesso che riveli quei percorsi che ci hanno separati
e a volte invece, troppo stretto
le occasioni in cui avremmo potuto fare meglio, o peggio
e tra i due, le cose che ciascuno a malincuore non ha fatto.
Comunque sono qui, ti aspetto
è andata com’è andata
forse chissà, un giorno non lontano
il tempo passa in fretta per chi non ha il sentimento dell’eterno
in un giorno di nuvole e d’azzurro
ci sarà dato di interrogarci l’un con l’altro
di chiederci di questo, quello e mille volte ancora
senza fretta
e poi una pacca sulla spalla
sotto il cielo
trafitto dalle stelle
vedremo forse nascere l’argento
dalle ferite della terra.

"Eleanor and Barbara", di Harry Callahan
