Donna_deuropa

Donna d’Europa

La donna col basco passava solo d’inverno, sotto le sue finestre, tutti i giorni alle 11 in punto. Ludovico la riconosceva dal passo, veloce, cadenzato, deciso. Il resto erano frammenti, vertiginoso montaggio dello sguardo: mezza bocca, due ciocche, mani nervose, naso tagliente e gambe che, sotto la mantella viola, s’indovinavano snelle ma vigorose.
Ludovico ne ignorava il nome, ma l’aveva battezzata Leonora e le aveva attribuito un carattere fermo, indomabile, una vita fatta di scelte senza pentimenti. Avrà avuto 30, al massimo 35 anni, Leonora: certamente abitava in una casa spaziosa, essenziale, con pochi mobili di buon gusto e qualche bell’oggetto ereditato dalla famiglia o comprato in viaggi da Firenze a Madrid, da Praga a Napoli.
Di dov’era Leonora? Chi l’aveva cresciuta? Quali studi? E il mestiere? Era sposata? Aveva figli? Ludovico, divorato d’amore, se lo chiedeva dalla mattina appena sveglio alla notte quando andava a dormire. E alle 11 in punto, quando lei passava sotto le sue finestre – nuvole basse o pioggia sottile, foschia spessa o leggera – cercava di carpire una nuova sfumatura nell’aspetto di quella donna.
Gli occhi no, non riusciva proprio a catturarli, ma il mento e gli zigomi per una manciata di secondi gli erano apparsi superbi, mentre le labbra facevano rima con il viola della mantella. Avrebbe potuto raggiungerla, fermarla e dirle: ”Mi chiamo Ludovico e sono molto, molto curioso.” Ma era anche molto timido.
Leonora per Ludovico era la protagonista di un romanzo, di un film, una donna libera che cercava di costruire la sua vita con leggerezza. E quando non la vide più – una, due, tre, cento mattine senza di lei – prima ne soffrì, poi ne fu felice. Perché Leonora – col suo passo veloce, cadenzato, deciso – aveva sicuramente trovato la sua strada: un luminoso, confortevole, avamposto d’Europa.
E allora Ludovico si stese sul letto, si addormentò, la sognò e le chiese: ”Ma tu chi sei?”
“Sono Greta, Greta Garbo.”

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