Tre anni fa è venuto ad abitare nel palazzo di fronte un nuovo proprietario e le finestre del suo appartamento affacciano proprio dirimpetto alle mie. Così a volte mi capita di vederlo quando esce sul balcone e mi trovo ad assistere sempre alla stessa scena. Si avvicina ai tre vasi che ci sono, li osserva e, nel caso non sia convinto dall’analisi visiva, infila un dito nella terra per sondare il grado di umidità quindi procede all’innaffiamento. Nulla di strano, ci sarebbe da dire, se non fosse per il fatto che in quei vasi non c’è niente. Nulla, neanche una piantina rinsecchita, né un rametto di chicchessia specie vegetale, niente, solo terra.
Si potrebbe pensare allora che quell’operazione sia propedeutica per mantenere l’humus vivo in attesa di collocarci una qualsiasi pianta, ma non è così, quei vasi sono vuoti da sempre. Mi sono a lungo domandata quale possa essere l’impedimento che gli vieti di acquistare delle piantine e interrarle, cosa faccia di lui un procrastinatore incallito. Sono arrivata addirittura a pensare che gli sia accaduto un evento traumatico tale da convincerlo di non meritare più nulla di bello dalla vita, tutte ipotesi rimaste senza risposta.
Oggi l’ho visto di nuovo innaffiare e il suo volto sorridente si beava nel guardare l’acqua venire giù. Con un gesto lento la faceva scendere a poco a poco nella terra e la sua espressione era di disarmante serenità A quel punto ho capito che tutte le mie congetture non avevano senso e che il fatto era ben altro. Osservandolo attentamente mi è stato finalmente chiaro che il suo scopo era impensabile, fuori dai soliti paradigmi mentali. Così ho finalmente capito che non desiderava avere fiori o frutti, non li cercava né li aspettava perché il suo interesse era un altro, curare solo la terra.
Ero di fronte a un amore esclusivo, l’amore per la terra in sé che nulla chiede in cambio e che si appaga totalmente nel rituale di innaffiarla per mantenerla viva e preservarne l’essenza. Si tratta dunque di una cerimonia del tutto personale celebrata in onore all’origine della vita, al nucleo centrale delle cose.
Ora, sgomberata finalmente la mente dai dubbi, quando mi capita di vederlo procedere alla solita operazione, non penso più a lui come una persona problematica, ma come a un gran maestro che mi ha mostrato con semplicità quante strade inaspettate possa avere l’amore, quello vero, disinteressato e puro.


Questo e un racconto molto tenero e ringrazio l’autore !
Lucia sono io che ringrazio te!
Simonetta
Grazie Rivista,
Come sempre, da tanti anni
siamo qui col nostro tocco leggero – per essere insieme ❤🎈
Amore vero! Grazie per questa storia così originale.
Grazie Susanna!
Simonetta
Ottimo esempio di pensiero laterale, ancora più prezioso perché si tratta di un giudizio. Grazie per il tuo scritto, e per la tua curiosità 🌺
Grazie Valeria, bellissimo commento, molto calzante!
Simonetta
L’idea è degna di Giorgio Manganelli.
Sììì, un giusto paragone, grazie
Giovanna che dire… mille grazie!
Simonetta
Che commento lusinghiero, grazie mille Riccardo!
Simonetta
Grazie per questo momento di semplicità e amore.
Grazie Alessandra!
Epilogo inatteso per una storia che poteva far pensare a drammi interiori ed è invece testimonianza di una raggiunta pace interiore. La stessa capacità narrativa di sempre gestita con profonda sensibilità. Complimenti Simonetta
Grazie Michela,
sempre precisa e attenta nei tuoi commenti.
Bravissima Simonetta!
Riesci sempre a scoprire qualcosa di nuovo…..negli altri e forse anche dentro di te.
Grazie Laura per il commento acuto e affettuoso.