Lo_spettacolo_dellapocalisse

Lo spettacolo dell’Apocalisse

Nell’odierno spettacolo messo in scena quotidianamente da giornali, televisioni, podcast, sui rischi veri o presunti verso cui l’intelligenza artificiale ci sta conducendo a velocità sempre maggiore, facciamo fatica a distinguere gli apocalittici dagli integrati, come Umberto Eco li aveva definiti, due categorie un tempo ben distinte. Perché oggi nulla di più integrato dell’apocalittico, nulla di più apocalittico dell’integrato.
In un gioco delle parti che Pirandello probabilmente apprezzerebbe, i ruoli si scambiano a ritmo frenetico. Chi è dentro al sistema, l’integrato, promuove la tecnologia, ma teme la fine catastrofica dell’essere umano. Si sente come un apprendista stregone che rimane vittima della sua stessa creazione. Eppure non smette un momento di lavorare alacremente a forme di intelligenza artificiale sempre più sofisticate, diventando di fatto un apocalittico: chiede pubblicamente di rallentare la corsa e intanto continua a correre.
Chi critica il sistema, l’apocalittico, usa gli stessi strumenti e algoritmi per diffondere il proprio dissenso. Anestetizza i problemi reali, li spettacolarizza, finendo per essere perfettamente integrato nel sistema dell’informazione. Chi trae i maggiori vantaggi economici o politici da uno scenario apocalittico legato a un’intelligenza artificiale incontrollabile ha ogni interesse a negare l’evidenza del pericolo che sta creando, screditando chiunque ostacoli i propri piani. È un negazionismo che serve per continuare a sfruttare le risorse senza freni, per monetizzare il caos sociale e la polarizzazione che quella stessa negazione alimenta.
La fine del mondo è diventata un prodotto di intrattenimento redditizio. Il sistema non teme più l’apocalisse, perché l’ha trasformata in merce e in spettacolo. Come intuì Guy Debord, il vero diventa momento del falso e il falso un momento del vero. Ma trasformare l’apocalisse in uno spettacolo, trasformare “ciò che deve accadere” in un gioco dialettico delle parti è più drammatico di quanto appaia: impedisce di affrontare l’argomento, svuotandolo non solo di significato ma anche di tensione.
Oggi viviamo in un mondo dove quasi tutto funziona solo se i computer non si bloccano e internet non va in tilt. Un’intelligenza artificiale che può violare banche, dati, amministrazioni, sistemi militari, energia elettrica e chissà quante altre cose non è proprio una cosa da sottovalutare, non è fantascienza, sono episodi che i giornali hanno già raccontato, salvo poi archiviarli come una notizia tra le tante.
Apocalisse significa letteralmente svelamento di cose nascoste. Ma le cose nascoste rimangono ancora più nascoste se a svelarle è lo spettacolo dell’apocalisse. È sempre più difficile rendersi conto di cosa stia realmente capitando sotto i nostri occhi, districarsi tra chi dice il vero e chi il falso, tra chi finge e chi denuncia con sincerità, passione e competenza. Mettere tutto e tutti sullo stesso piano, aspettando applausi e consenso politico, perché lo spettacolo è stato ben confezionato, è forse ciò che il potere oggi ci prospetta. Ma voci autorevoli e fuori dal coro non mancano, sarà anche difficile identificarle, ma non impossibile.

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