Ieri sera, ho avuto un problema con l’auto. Transitavo in discesa, con la quarta marcia innestata; volevo scalare in terza e quando ho premuto il pedale della frizione, si è inteso uno schianto secco e la leva è andata giù a fine corsa, rimanendo poi in bando. Niente di così tragico: un attimo di inevitabile apprensione, poi, constatato che i freni erano efficienti, ho aspettato di trovare una piazzola di sosta e mi sono fermato senza troppe difficoltà, con il motore che ha setacciato brevemente protestando per quel passaggio dal quarto rapporto ad una posizione forzata di folle .
Ho chiamato subito il mio meccanico di fiducia che ha l’officina a soli 7 chilometri dal luogo dell’accaduto, pur sapendo che a causa dell’ora tarda non c’era la possibilità di un intervento immediato.
Lo stavo pregando di occuparsi personalmente, questa mattina, dell’intervento di un carro attrezzi, quando al benedett’uomo è venuta l’idea che tale servizio poteva essere coperto dalla mia assicurazione auto.
È vero! A volte ce ne dimentichiamo, soprattutto quando non ci siamo mai trovati nell’eventualità di avvalercene. Ho chiamato un amico, mi sono fatto dare un passaggio fino a casa e sono andato a controllare la polizza.
Effettivamente, tra i servizi garantiti dal contratto, figura l’intervento di soccorso per il trasporto presso un’officina meccanica nel raggio di 50 chilometri.
Sono quelle clausole che quando sottoscrivi l’assicurazione si nascondono sotto definizioni accattivanti (“all-inclusive gold formula”, “five in one and go”…) e poi emergono a grappolo, facendo lievitare tragicamente l’ammontare del premio.
Abbiamo visto tutti le brochure delle compagnie d’assicurazione, no? Sono quelle che ti fanno sventolare davanti gli agenti, poco prima di chiederti una ventina di firme su dieci pagine di clausole stilate in corpo 4.
Sopra la copertina patinata c’è un’iconografia più che accattivante. In alto, una signorina che sembra reduce da un concorso di bellezza risponde all’assicurato di turno con un maestoso sistema di cuffie e microfono che dà l’idea di un’efficienza sublime. Più sotto, compare un giovanotto che per età e sorriso smagliante potrebbe essere il fratello di quell’operatrice. Ha un caschetto giallo immacolato sulla testa, giberne cariche di attrezzi da meccanico ed esibisce, sullo sfondo, un mezzo di soccorso che sembra appena uscito dalla fabbrica. Perché la TUA assicurazione è un’organizzazione fatta da gente reale, comprensiva e volenterosa sulla quale puoi sempre contare, mica come le altre che ti lasciano a piedi.
Oggi, dunque, ho chiamato intorno alle 9.50 il numero di emergenza. Ho comunicato il nome, la targa, e il luogo dov’era ferma l’automobile e un telefonista annoiato mi ha chiesto se mi trovavo sul posto.
– Ci posso arrivare, senza problemi, in una quarantina di minuti – ho detto.
– Ah, no! – ha esclamato, quasi scandalizzato, il tizio. – Se seguissimo questa procedura, il nostro operatore rischierebbe di arrivare prima di Lei e non saprebbe cosa fare. Accettiamo le segnalazioni solo quando l’assistito è in grado di trovarsi in loco dopo meno di dieci minuti, anzi preferibilmente quando è già davanti alla vettura. Ritelefoni!
“Ma guarda che livello di efficienza!” mi sono detto. “Qui, chi rischia seriamente di non essere all’altezza è l’assistito!”.
Ho ottenuto un passaggio grazie a un collega ed alle 10.40, arrivato in prossimità della macchina, ho composto nuovamente il numero.
Ha risposto un nuovo operatore (“dall’Italia” sottolineava con orgoglio la voce registrata, ed il perché si capirà in seguito). Ho fornito nuovamente i dati, nominativo e targa, ma qualcosa doveva essere già cambiato nel sistema di assistenza, perché l’essere in prossimità del mezzo ha improvvisamente ed inspiegabilmente dilatato i tempi di attesa da meno di dieci minuti a poco meno di un’ora.
Io, prima convinto che il simpatico autista con caschetto giallo si sarebbe materializzato in pochi istanti, ho dovuto abbozzare e mi sono messo in paziente attesa.
Del resto, un’oretta passa in fretta. Un paio di telefonate agli amici, una simpatica gara tra le targhe con numero pari e quelle con numero dispari (per la cronaca hanno vinto le pari di un niente) e il gioco è fatto.
Alle 12.00, quando già iniziavo ad innervosirmi, ho ricevuto la chiamata di una vivace Signorina (certo era la Miss Italia dal tecnologico sistema cuffie e microfono). Altra verifica di nome e di targa e quindi una proposta che si potrebbe definire di “pronto intervento creativo”:
– Che ne direbbe di fissare un bell’appuntamento per domani mattina? – ha detto, quasi giocosa.
– Per…?
– Domani mattina. Lei mi dice quando…
– No, guardi, io domani sono al lavoro.
– Allora, non si preoccupi. Mi organizzo diversamente e la richiamo entro cinque minuti.
Solo che i cinque minuti sono diventati rapidamente mezz’ora e allora, alle 12.30 mi sono deciso a comporre il numero dal quale ero stato contattato.
Ha risposto un operatore con voce rauca e sgraziata. Gli ho fatto presente la situazione comunicandogli ufficialmente che iniziavo davvero ad averne abbastanza di quel trattamento.
Per non essere da meno dei suoi compari, mi ha chiesto nome e numero di targa, poi ha smanettato qualche minuto sul terminale, condendo l’attesa con un repertorio infinito di mugolii e sospiri.
Non ci voleva molto a capire che del ticket aperto ore prima non sapeva nulla.
Nuova richiesta di georeferenziazione e nuovi inspiegabili mugolii.
– Lei, adesso, è lì presso la vettura?
– Mi ci sono infilato dentro, perché qui ci sono due gradi sotto zero.
– Bene, bene… – ha approvato. – Dunque, credo che potremmo intervenire entro due ore.
– Quanto, scusi?
– Un paio d’ore, forse anche meno.
– Un paio d’ore? Ma può chiarirmi, almeno, da dove arriverebbe questo carro attrezzi?
– Da Biella.
Ora, io non conoscevo con precisione quanto Biella fosse distante dalla mia posizione. Certo sapevo che Biella è un Comune piemontese, ma sinceramente non ci sono, mai stato. E c’è un perché, in fondo. Perché la distanza (controllata poi sulle mappe di Google) è di 225 chilometri per un tempo di percorrenza stimato di due ore e quaranta minuti (relativo ad una vettura, non ad un camion).
– È uno scherzo? – ho chiesto.
Mi sono guardato attorno, per vedere se c’erano delle telecamere nascoste.
– Aspetti un attimo – ha detto l’operatore. – Vedo se riesco a fare qualcosa di meglio.
Ha ricominciato a gemere e sospirare, poi mi ha messo in attesa con una musichetta insulsa.
Dopo cinque minuti era nuovamente in linea.
– Ho trovato un vettore che ha accettato. La chiamerà entro due minuti per conferma.
– Mi tolga una curiosità: da dove arriverebbe, questo?
– Da Ceva.
Per chi non lo sapesse, Ceva è sempre in Piemonte, ma in provincia di Cuneo.
– Due minuti, eh?
– Massimo dieci. Facciamo un quarto d’ora.
Intanto, continuavano a passare, quasi a dispetto, carri attrezzi vuoti, probabilmente in cerca di auto in panne.
Può essere che non ci abbia mai fatto caso, non avendo mai avuto necessità del genere, ma la frequenza con la quale transitano quegli automezzi è francamente impressionante. Del resto, in zona sono numerosi gli operatori che fanno tale servizio. Ce n’è anche uno a cinquecento metri dall’officina del mio meccanico.
Dopo mezz’ora, il telefono continuava a tacere.
Ho richiamato il numero verde, quello di emergenza che avevo composto alle 9.50.
Ancora la precisazione che l’operatore telefonico si trovava in Italia. Ma questa volta ne ho capito il senso: si garantisce, almeno, che il call center è nazionale, mentre il carro attrezzi non si può escludere che parta dalla Slovenia.
Ha risposto una signorina dalla voce nasale.
– Io ho chiamato questa mattina per…
Non mi ha lasciato continuare:
– Mi dice il nome e il numero della targa?
Ho espletato il rito canonico dell’identificazione e quindi ho spiegato la situazione, educatamente ma con una certa energia.
Ha giurato che sarebbe intervenuta subito, mi ha lasciato in attesa e in breve mi ha confermato che il nuovo incaricato mi avrebbe telefonato immediatamente (“Come chiudiamo questa telefonata le squillerà il telefono”).
Accadimento che in effetti è avvenuto mezz’ora dopo, quando già stavo per chiamare un amico per farmi recuperare dal gelo del nevischio che iniziava a cadere.
– Partiamo subito! – mi ha detto il tipo. – Ho tutti gli autisti liberi.
– Quanto ci metterete?
– Cinquanta minuti. Facciamo un’ora, per tenerci a vento.
Evidentemente, da quelle parti doveva tirare un vento assai teso. Perché dopo quasi un’altra ora mi ha telefonato l’autista del carro attrezzi e io pensavo che fosse lì, dietro la prima curva, e che mi stesse cercando sulla strada.
– Sono quasi a Millesimo! – mi ha detto con tono trionfale.
Io ero un po’ meno entusiasta, sapendo che aveva percorso meno di venti chilometri di quei cinquanta che lo separavano dalla mia posizione.
Da quel momento ho contato il passaggio di altri tre mezzi di assistenza. Sferraglianti, ruggenti, carichi di lucine gialle pulsanti. Bellissimi a vedersi (sarebbero piaciuti a Marinetti), ma non erano il mio.
Infine, è arrivato anche lui. Erano le 3.40 e io ero accasciato sul cofano della vettura (e dunque presso la medesima come da contratto).
L’autista non assomigliava particolarmente al ragazzotto della brochure. Era attempato, stanco e privo di giberne. Mi ha detto che è in pensione da un paio d’anni ma che lavora ancora con la ditta con un contratto a chiamata. “Perché non si trovano più autisti. I giovani non hanno voglia di far sacrifici. Se gli dici che c’è la possibilità di lavorare sabato e domenica, scappano.”
Abbiamo portato la macchina presso l’officina e io gli ho raccontato la mia disavventura.
– Ultimo anno che sottoscrivo la polizza con questi truffatori – mi sono ripromesso.
Ha scosso la testa:
– Che vuole farci ? – ha detto rassegnato. – Sono come le banche. Può provare a cambiare compagnia, ma è inutile. Sono tutti uguali.

Immagine dell'Autore
Angherie Call center Impotenza

Ma cosa c’entra Biella ??!
A quanto ho capito, tutta l’assistenza su strada dell’assicurazione è gestita da un operatore di Biella. Se il soccorso è in prossimità, inviano il mezzo, altrimenti, cercano di prendere tempo (vedasi proposta di intervento per il giorno dopo). Davanti alle mie rimostranze hanno cominciato a contattare vettori “non troppo distanti” dalla mia postazione.
Penso che l’Intelligenza Artificiale abbia trovato Biella come suggerimento più vicino, preferibile a Rottofreno (Emilia-Romagna) e a Candela (Puglia).