Abito in un luogo di Roma che, oltre ai molti pregi, ha qualche difetto: ad esempio subisce ogni anno, a cavallo della mezzanotte fra l’8 e il 9 gennaio l’irruzione prolungata e rumorosissima (fumogeni, cori, fuochi d’artificio, bombe carta ecc.) degli ultratifosi della Lazio, fedelissimi nel celebrare l’anniversario della creazione della loro società, avvenuta più di un secolo fa proprio in quel luogo, purtroppo.
In occasione dell’evento, oltre al blocco del traffico in uno degli snodi più importanti della viabilità romana, vengono rimosse in un’ampia area le auto in sosta. Di solito, i cittadini potenzialmente coinvolti sono informati, tramite l’apposizione delle ormai famigerate strisce di plastica, con un anticipo di almeno 24 ore.
Un paio di volte sono restato in trappola anche io ma, per distrazione o assenza, avevo torto. Pur masticando amaro mi sono dovuto rassegnare e impiegare un paio d’ore del mio tempo e tre/quattrocento euro per il recupero del veicolo. Ammaestrato dall’esperienza, mi sono abituato a controllare; e anche quest’anno, la sera di mercoledì 7 gennaio sono andato a vedere se, nella strada dove avevo parcheggiato ci fosse l’avviso di rimozione. Niente, tutto tranquillo, nessuna striscia, nessun cartello; ero indiscutibilmente fuori dalla zona di sgombero. Di buon umore sono rincasato.
La mattina dopo, alle 11 precise, la portinaia mi informa che una signora vigile le aveva appena comunicato che stavano rimuovendo le auto. Mi precipito, ma la mia auto non c’è più. Deve essere stata fra le prime, se non la prima ad essere rimossa perché molte in corrispondenza delle strisce gialle esposte già il giorno prima erano ancora lì.
Sono furibondo e ne fanno le spese le due vigili che, a pochi metri dal prelievo, sovrintendono alle operazioni, accanto alla loro auto orgogliosamente consacrata a “Roma Capitale”. Confesso di averne dette di tutti i colori: ho urlato che avrei denunciato il Comune di Roma per abuso di potere, violenza privata ed estorsione. Con una calma dettata dalla professionalità, ma anche dalla consapevolezza delle mie ragioni, le due mi hanno risposto che il Questore aveva comunicato in un secondo momento la decisione di allargare l’area da tenere libera. A voce ancora più alta ho gridato che avrei denunciato, oltre il comune, anche il Questore. Insomma, una incazzatura da lasciarci la pelle.
Come palliativo, le mie interlocutrici precisano che non avrei dovuto pagar niente perché la rimozione era effettivamente avvenuta “a vista” cioè – bontà loro – senza alcuna violazione da parte mia. Dopo una buona mezz’ora per smaltire la rabbia, ho chiamato un taxi e mi sono fatto portare al 110 della circonvallazione Tiburtina, dove la mia auto era depositata. Quando ho pagato i trenta euro della corsa ho commentato ad alta voce che, rispetto alle altre, questa volta mi era andata bene. Per i soldi ma non per il tempo, perché quando si è trattato di trovare un posto per parcheggiare, apriti cielo!
Le zone del quartiere Prati fra il Tevere e il Vaticano sono ai confini della ZTL; per i residenti autorizzati è difficile parcheggiare anche nei giorni normali. Figuriamoci quando una porzione non piccola delle aree disponibili viene esclusa. Conclusione: dopo un’ora e un quarto di ricerca a passo d’uomo ho finalmente trovato uno spazio a più di un chilometro da casa.
Si erano fatte ormai le 14; mi sono detto che quattro passi non mi avrebbero fatto male e mi sono avviato. Stamattina, sabato 10 gennaio, quarantott’ore dopo ho fatto il percorso inverso, per avvicinare la mia auto alla mia abitazione; so, infatti, che il permesso per parcheggiare nelle linee blu vale in un raggio di poche centinaia di metri, ma pensavo che in un tempo così breve, in una delle vie più tranquille, larghe e appartate del quartiere (via Monte Zebio) avrei potuto evitare ulteriori danni.
Errore: 48 ore, due multe; da pagare subito per evitare che la somma si moltiplichi, in breve, per due o tre. Chi le ha emesse sapeva certamente, tramite la targa, che il mio permesso riguardava un’area momentaneamente inibita. Ma che conta? erano più di duecento metri di distanza, taci e paga. Così, anche il mio risparmio monetario rispetto alle precedenti rimozioni si riduce notevolmente.
Ma perché tacere??!! Va riconosciuta l’efficienza della macchina preposta alle riscossioni, fiancheggiata e perfezionata, per l’occasione, da potenti poteri. Quindi gridiamo in coro: Viva la curva della Lazio, Viva il Questore, Viva il Sindaco. Evviva, tutti, quelli di ROMA CAPITALE.


Viva la Roma.