Ecco una scarna biografia di Albert Einstein: Ulm 1879, Nobel 1921, effetto fotoelettrico, relatività ristretta e generale, tira la lingua, disarmo nucleare, Princeton 1955.
Mancherebbe però qualcosa: Italia, Pavia, 1895.
Perché Albert, adolescente, visse anche in Italia, a Pavia, nello stesso stabile che aveva ospitato Ugo Foscolo un secolo prima. Perché? Il padre di Albert aveva aperto a Pavia un’azienda elettrotecnica (le Officine Elettrotecniche Nazionali Einstein-Garrone) e, nella città sul Ticino, Albert si fece molti amici, in particolare una sua coetanea, Ernestina Marangoni, con la quale rimase in contatto per tutta la vita.
Fiorirono e ancor fioriscono pettegolezzi su quell’amicizia ma non c’è alcun indizio che consenta di dubitare della sua giovanile innocenza. Di certo si sa che Albert adorava le passeggiate in bicicletta in compagnia nella campagna pavese, e le nuotate nel Ticino, allora fiume limpido e ceruleo.
Ha due piani la casa degli Einstein che oggi è intonacata e bianca con qualche arco di antichi mattoni a vista. Non è diversa da tante altre, tutte rimaneggiate nei secoli con porte spostate e finestre murate, al seguito delle esigenze umane. Tre sono i piani, invece, dell’impresa elettrotecnica del padre, sul naviglio, nei pressi del vecchio gasometro, ora integralmente ristrutturata. Solo tre minuti in bicicletta tra casa e lavoro.
Il museo storico dell’università della città sul Ticino conserva, tra altre cose, una lettera manoscritta – in italiano – di Albert ad Ernestina, datata 16 agosto 1946. È la risposta ad una lettera di lei, nella quale chiedeva all’amico, oramai celebre in tutto il mondo, di adoperarsi affinché si ricostruisse il trecentesco ponte coperto sul Ticino, distrutto nel settembre del 1944 da bombardieri statunitensi decollati da una base in Corsica.
Le prime frasi sono particolarmente interessanti.
Cara Ernestina,
sono felice di vedere dopo tanti anni una lettera tua – e che anni! Sono anche felice di sentire che tutti gli amici casteggiani [Casteggio è una località a sud di Pavia] eccetto il marito di J. siano incolumi – e come Mussolini [e qui c’è lo schema che è mostrato in fotografia], come onestamente meritava.

È lo schema di un uomo impiccato.
Buona la mano del professor Einstein, lo scarabocchio è realizzato con tratto sicuro, utile anche per intuire graficamente i concetti spesso astrusi della fisica moderna. Fece però un errore: disegnò l’uomo a testa in su, e non a testa in giù – 69! – cosa che a lui doveva sembrare normale e non astrusa.

