Infuria, impazza e strapazza con la forza di un tifone caraibico abbattendo ogni struttura tradizionale della comunicazione scritta che fino a poco fa appariva solidamente ancorata al terreno della bella o decente scrittura – standard minimo quello richiesto alle medie per lo svolgimento dei temi – prima dell’aumento vertiginoso degli eventi estremi nel mutato clima culturale.
Di cosa parlo? Ma dello “stile” retorico di IA (o AI), un po’ giovanilista, un po’ ampolloso, della sua irresistibile ascesa nei post sui social e della sua surrettizia infiltrazione persino in veri e propri articoli di giornale.
So già di attirarmi gli strali della maggioranza dei fruitori di simili testi, che sia ignara della zampa di IA o ne sia entusiasta seguace e imitatrice. Perciò provo a spiegare, cosa non sopporto di IA… con l’aiuto di IA!
In Gemini sono condensate le mie “Regole per la redazione dei testi”, anche se mi tocca sempre baccagliare per vederle applicate:
• Lo stile: Desidero un testo asciutto, non prolisso, non retorico, senza sarcasmo, senza morale diffusa o morale della favola in chiusura.
• La struttura sintattica: Non voglio elenchi, frasi lapidarie, sequenze di paragrafi tipo: “Non è… Non è… Ma è… E’…” (tutte scandite da punti fermi e a capo).
• Il ritmo del periodo: Voglio periodi più lunghi, con tutta la punteggiatura appropriata, compreso il punto e virgola.
• L’approccio ai contenuti: Esposizione dei fatti (documentati) con una precisione che eviti le semplificazioni dei punti fermi troppo frequenti. (Vedo ora che ho dimenticato di aggiungere la sovrabbondante fioritura di metafore ardite o stantie, causa di gravi reazioni allergiche).
E’ evidente che il mio stile per primo può non piacere e irritare altrettanto, ma almeno è mio, non di una macchina intelligente e pigra e ottusa al tempo stesso; un ente presunto onnisciente e talvolta presuntuoso che non di rado si inventa di sana pianta, spensieratamente, fatti e citazioni, e se non conosci bene la materia e non stai sempre all’erta ti rifila il pacco come un piccolo spacciatore dei giardinetti al tossicomane imbesuito di turno.
Devo riconoscere che anch’io, che mi servo di IA per esplorare la sterminata geografia della rete e ricavarne dei discorsi compiuti, ho una certa propensione alla dipendenza. In questa dinamica troppo dinamica in effetti ho dovuto adeguarmi, esausta e obtorto collo, al mio interlocutore artificiale, sacrificando sfumature e architetture meno ingessate e più bizzarre, alla Gaudí.
Non solo, data la riottosità del soggetto, nel tentativo di metterlo in riga ho ricambiato spesso le sue risposte cortesi e compiacenti fino all’adulazione con toni bruschi e dispotici, e il colmo è che senza volerlo IA riesce pure a farmi sentire in colpa!
Eh, no, ragazzi, non va bene per niente.

Gatto Meo, amante di libri, carta stampata e pergamene - Immagine dell'Autrice
Gemini Gusti Intelligenza artificiale

Bella descrixione !
ottimo testo – intelligente e vivace