A pochi giorni dalle elezioni di novembre, nei suoi comizi in giro per l’America, Trump non fa che parlare degli enormi attributi maschili dei candidati repubblicani, quando escono dalla doccia, con descrizioni estasiate dei deretani muscolosi. Certo è più divertente che affrontare i temi cari agli elettori: l’aumento dei prezzi di benzina, diesel e alimentari, la guerra in Iran, i Centri Dati IA che devastano l’ambiente.
Durante l’intervento della rapper Nicki Minaj al suo comizio in Michigan, Trump l’ha squadrata dalle tette in giù e non ha resistito a definire il suo fondoschiena “un gran bel culo, impossibile da ignorare”. Se cercate sul Net, non è un bel vedere. Nicki Minaj si è rifatta le due masse carnose in modo così esagerato che faceva fatica a salire le scalette del podio. Il complimento di Trump suona falso, l’iper-sessualizzazione chirurgica ha effetti grotteschi, ridicoli, può attrarre solo vecchi satiri depravati.
Già durante il suo primo mandato, ai festival country-music (centri di ritrovo MAGA), erano apparsi influencer in stivali da cowboy e giacche Marlboro Man da vero uomo, mentre le venditrici negli stand, in bikini provocanti, sventolavano bandiere confederate. Durante il secondo giuramento di Trump (20 gennaio 2025) alla Rotunda di Washington, Lauren Sanchez, futura sposa di Jeff Bezos, è apparsa al suo fianco in tailleur bianco da cui spuntava un reggiseno provocante da fidanzata-trofeo. Jennifer Wilson, sul “New Yorker”, ha scritto: “Sanchez ha inaugurato un nuovo sorprendente fronte nelle guerre culturali d’America: la lingerie”. In successive occasioni mondane, Sanchez ha esibito altre varianti di pizzi trasparenti da cui debordano seni pesantemente rifatti, accompagnati da labbroni canotto.
Jeff Bezos e l’altro oligarca Michael Dell, con moglie-trofeo rifatta e ridotta a maschera di Halloween, hanno finanziato SYRN, la linea di “lingerie seduttrice” dell’attrice Sydney Sweeney, che pubblicizza così i reggiseni osé: “dalle tette di Sweeney alle tue”. Anche “Victoria’s Secret”, il famoso marchio di lingerie femminile, si è adattato alla voga sguaiata, vendendo reggiseni per l’allattamento, dotati di aperture sexy per scoprire i seni, per gli eterni bambini. Nel dicembre 2025 lo stesso presidente Trump ha investito un milione di dollari nelle sue obbligazioni.
Vent’anni fa, durante la presidenza repubblicana di George W. Bush, i conservatori predicavano l’astinenza sessuale. I cristiani evangelici, grandi sostenitori del partito repubblicano dai tempi di Reagan, recitavano promesse di castità e indossavano anelli con inciso lo slogan “Il vero amore aspetta”.
Oggi SYRN vende perizomi con scritte: “Jeans stretti, moralità disinvolta” e “I cowboy cavalcano più forte e durano più a lungo”. La catena di ristoranti “Arby’s” ha pubblicizzato la cestista Sophie Cunningham (squadra nazionale di basket) che indossa maglietta con slogan “Guarda chi ha la carne adesso”, un doppio senso sulla parola “meat”, che sta per carne, ma anche per genitali maschili. Cosa è successo alla cultura conservatrice/repressiva di vent’anni fa? Penso all’effetto Berlusconi in Italia, ai bunga-bunga, e alle reti televisive che hanno sdoganato veline svelate e fantasie priapiste. Ricordo quando l’“Economist” inglese criticava “Canzonissima” per lo sfoggio spudorato di donnine seminude nel paese del Vaticano.
C’è stato un cambiamento altrettanto epocale tra i conservatori americani, guidato dalla moda di Mar-a-Lago e di Fox News: le facce femminili trattate con Botox, filler labbra, e tette infuori. Si chiama “bimbofication”. “Bimbo” è parola slang dispregiativa per femmina sexy e stupida, il cui principale requisito è attizzare gli uomini. C’è un calendario “Maga Babes”, prodotto dalla marca di birra “Ultra Right” (ultra destra), che mostra donne in costumi da bagno a stelle e strisce che brandiscono mitra.
La mercificazione delle donne va sempre a braccetto col razzismo. L’attrice Sydney Sweeney, bionda dagli occhi azzurri, col fisico da “pin-up”, si è prestata per una pubblicità neppure tanto nascosta di supremazia bianca: una voce fuori campo la descrive: “great jeans!”, che si pronuncia come “great genes”, ottima eredità biologica.
La scrittrice Helen Gurley Brown diventò redattrice capo di “Cosmopolitan” nel 1965, trasformando la rivista in un manuale di liberazione delle donne. È famoso il suo detto: “Le brave ragazze vanno in paradiso, le ragazze cattive vanno dappertutto”. La destra trumpista ha tentato di creare un Cosmopolitan conservatore (“femminile, non femminista”) nel 2019 con “Evie”, rivista fondata dalla ex-modella Brittany Hugoboom, che ha ricevuto finanziamenti dall’oligarca tech Peter Thiel, fondatore di Palantir. Il miliardario misogino nel 2009 ha scritto: “Il diritto di voto delle donne è dannoso per la democrazia”.
Ecco i titoli di alcuni articoli di “Evie” : “La pillola contraccettiva mi ha fatto sentire un fallimento”; “I nomi più virili per figli maschi del 2025”; “Perché non dovresti fare sesso con lui se ha fatto il vaccino COVID”. La rivista promuove anti-vax, anti-aborto, maternità anti-carriera, e vende pure un vestito da mungitrice di latte crudo, stile pastorale con scollatura quadrata. “Evie” pubblica anche guide agli acquisti (“la lingerie che lui spera tu indosserai”) per clienti che condividono lo slogan sessista “mio il corpo, sua la scelta”.
Tutto ciò è così lontano dal 1968, quando un gruppo di attiviste protestò contro il concorso “Miss America” ad Atlantic City gettando in un bidone della spazzatura reggiseni, pentole, padelle, e copie di “Playboy”, definendoli strumenti di tortura. Il ritorno alla sottomissione delle donne è la reazione furiosa al femminismo e al movimento #MeToo, iniziato nel 2006 e diventato fenomeno globale nel 2017. Trump si era appena insediato alla Casa Bianca, lui che era solito entrare all’improvviso nei camerini dove si spogliavano le adolescenti di “Miss Teen USA”.
Il movimento #MeToo ebbe ricadute anche sull’industria di lingerie americana, stimata cento miliardi di dollari. Un articolo del 2018 in “The Hollywood Reporter” titolava: “#MeToo ha ucciso il reggiseno push-up”, dopo che le vendite erano crollate del 45%. Proprio in quell’anno “Victoria’s Secret” finì sotto il fuoco delle critiche. Il proprietario Les Wexner era amico intimo di Jeffrey Epstein. Il pedofilo criminale Epstein si fingeva talent scout di “Victoria’s Secret” per attirare giovani donne nella sua camera d’albergo con il pretesto dei provini.
Ci siamo chiesti perché la reputazione di Trump non sia crollata dopo il tentato colpo di stato del gennaio 2021, o dopo le rivelazioni compromettenti delle vittime di Epstein. I maschi neri e latini lo hanno votato in massa nel 2024, nonostante il suo razzismo conclamato. Forse perché il dominio patriarcale sulle donne è più forte di altre motivazioni, più forte anche del prezzo della benzina? Lo scopriremo quando chiuderanno le urne il 3 novembre.

Immagine IA tratta dal "New Yorker"
Elezioni USA Femmine e maschi Misoginia
