Un dono inatteso

Il mio liceo è al centro del centro di Napoli, tra Piazza del Gesù e i decumani, difronte al monastero di Santa Chiara. Impossibile sottrarsi alla marea di turisti che quotidianamente transitano in quella zona, e alla nutrita schiera di artigiani, artisti, suonatori che provano a rispondere alla domanda, sempre viva, di folklore partenopeo.
In genere percorro quel tratto di strada velocemente, senza guardare. Ieri però, da lontano, ho avvertito qualcosa di piacevole, il classico dei classici, Reginella, suonato classicamente e con maestria. Erano due chitarristi non giovani né vecchi, che avevano tutta l’aria di dilettarsi, come si trovassero nel cortile di casa, dopo il caffè del mattino.
A loro si è avvicinato un vecchietto, ben preparato, come tutti i veramente vecchi che escono di casa al mattino presto con cappotto, cappello e bastone. Si è avvicinato e, senza esitazione, ha intonato il suo canto… Che voce, che controllo dei tempi, la mano in posizione evocativa, lo sguardo rivolto al pubblico di passanti, senza alcuna captatio benevolentiae, ma con la sobria consapevolezza del proprio talento.
Mi sono concessa quella sospensione imprevista, prima di varcare il portone di scuola, in quella piccola folla ammirata. I miei occhi non l’hanno lasciato un momento, e a un tratto è accaduto. Prima del finale si è fermato un secondo, ha stretto i pugni e puntato i piedi per terra, come per dare il massimo nell’acuto… Applausi, sguardi compiaciuti e divertiti, tranne il mio, basso, mentre affrettavo il passo per non piangere rovinosamente davanti a tutti.
Ma perché? E che sono diventata, non reggo più niente, non gli ho neanche sorriso,, neanche detto bravo?! Pure sentivo dentro una gioia, qualcosa di caldo e liquido, come le lacrime, e l’ho capito subito: non era la solita anima mia di pastafrolla, non c’entrava la compassione per la fragilità di vecchi e bambini. Quello che mi ha travolto di lacrime il cuore, e poi la mente era la gratitudine per il dono inatteso, per l’intenzione palese in tutta quell’apparizione, di regalare di sé qualcosa di prezioso, forse di ultimo, definitivo.

 

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