– Mi manca essere imbrattato! E anche tu Penna, perché non ti ribelli? Perché non scrivi un appello, una denuncia?
– Ormai ho perso… la mano.
– Al di là di te che mi imbrattavi, mi manca l’esser toccato, stropicciato, accarezzato, a volte baciato, coccolato.
– Vero. Io sentivo dolcemente la tua cellulosa scorrere sotto il mio peso e non mi occorreva altro che una leggera pressione.
– Era bello essere custodito in antri scuri e sicuri. Altro che dichiarazioni sulla privacy “perse” tra le “nuvole”.
– E io? Sempre in giro a portata di mano, di tasca, di borsa. Molto più “leggera” di questi ingombranti strumenti elettronici. Chissà che ne pensano le mie fidate amiche tasca e borsa che non vedo da tempo.
– Bei tempi quelli in cui fungevo da agente segreto, da confessore, da dichiarazione all’amore platonico, da contatto tra persone lontane. E insieme con me c’eri sempre anche tu, mia cara Penna.
– Amico mio sorridiamo. Ora tu sei carta straccia e io non sono più neanche capace di mettere nero su bianco.
INSIEME… ma ci hanno appena utilizzato! (Mic L’Ape
)


bellissimo, e quanto vero!
il veleno del potere, dell’opprimere – nel privato e nella società…
Bella l’idea di farli “vivere” e dire la loro e arguto il rapido susseguirsi di battute.
👍
Interessante metafora in scrittura d’artista. Attra(verso) gli oggetti rivive l’emozione mai sopita di chi, sebbene si adatti ai nuovi tempi, non ha mai distolto lo sguardo da ciò che davvero conta in questa vita. Autenticità 🤍