Harakiri

Io che non ho né casa né marito
Vado giù al bar tutte le sere
Mi butto sul bicchiere
Con un vagito.

Lei che s’è presa tutto dalla vita
Bellezza soldi fama amore
Ora ha il televisore
Ed è pentita.

Lui poi ch’era un ragazzo intelligente
Disfatta la tela di ragno
S’è chiuso a chiave in bagno
Forse per sempre.

Ognuno stringe la sua creatura
La sua esistenza senza voglia
Sventrata sulla soglia
Di una cultura.

5 commenti su “Harakiri”

  1. Margherita Bignardi

    Sì e no. La forma, più ancora che ironica, è volutamente metaforica, ma i temi che tratta, le storie, qui condotte al limite dell’assurdo, sono frutto di esperienza viva e drammatica, persino tragica (e.g. il ragazzo che si è chiuso in bagno a farsi le pere rappresenta tanti amici e conoscenti di ambo i sessi, alcuni che sono sopravvissuti malamente, altri che sono morti, altri che si sono salvati e sono rinati a nuova vita). Questo è il mio stile in tutte o quasi le poesie. Mi servo di questa gabbia formale autoimposta, in genere fatta di rime, proprio per ottenere un effetto oggettivante, quasi osservassi questi fenomeni attraverso uno strumento ottico, fuori dal tumulto delle sensazioni e passioni che – invece- provo. E riprovo ancora. Questa poesia in particolare, una di una serie che ho chiamato My Generation, risale agli anni ’80, quelli del cosiddetto Riflusso. E’ piena di dolore.

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