Lolio_santo_di_Ghilarza

L’olio santo di Ghilarza

Un gioco, uno scherzo. Attilio Gatto ha immaginato che nei Quaderni di Gramsci ci fosse una postilla segreta, ma è solo un’invenzione letteraria (la redazione)

Un intellettuale gramsciano, dopo lunghi e accurati studi, aveva ipotizzato che Gramsci nel comporre, in carcere, i Quaderni, avesse fatto una postilla in cui, mentre parlava di Ghilarza, aveva lodato l’olio buono extravergine del suo paese d’adozione. Quell’intellettuale, di cui non ricordo il nome, aveva poi omesso di dire al mondo che il suo era solo lavorio del cervello.
Lui non era di quegli uomini di falsa coscienza che mentono per abitudine. Era un intellettuale leale ed onesto ed era quasi matematicamente sicuro di aver detto la verità. Anche perché alcune verifiche le aveva fatte. Nel Ghilarzese c’erano diverse aziende che producevano olio. E come poteva un uomo come Gramsci non aver fatto i calcoli giusti!
Probabilmente una delle sue più grandi invenzioni, l’Egemonia culturale, alla base della convivenza nella società, lui l’aveva pensata osservando proprio l’olio, liscio, scorrevole, capace di superare gli ostacoli; anche buono, gradevole, non ingrassa, non riempie il cervello di pensieri superflui che non siano quelli che servono al corpo e alla mente. Perfino il Principe di Machiavelli aveva sicuramente avuto contatti con l’olio. A Firenze e in tutta la Toscana v’è un olio fruttato che allieta. Gramsci ne era sicuro. Con l’olio l’egemonia scivolava e dava forza, sensibilità e carattere.
Quel frammento, per il nostro intellettuale gramsciano, poteva considerarsi quasi storicamente accertato. Non c’era la prova, la pagina, ma c’erano tutti gli indizi.
D’altro canto Gramsci, a Torino, era diventato critico teatrale dell’Avanti e conosceva bene Pirandello e i suoi “Sei personaggi in cerca d’autore”: un’opera che scivola come l’olio, un capolavoro anch’esso simbolo di egemonia culturale. E poi non è vero che l’Ulivo è un albero caro alla famiglia della sinistra? Un albero che può essere considerato metafora d’egemonia.
L’intellettuale gramsciano, forte delle sue certezze, portò finalmente i suoi studi davanti alla comunità scientifica che, non senza aspri contrasti, approvò l’accostamento tra olio ed egemonia. Fu una grande conquista della sinistra, che rimise in campo l’ulivo e ritrovò l’albero dell’egemonia, che appariva ormai irrimediabilmente perduto. E ritrovò Gramsci, il cui insegnamento, l’egemonia soprattutto, s’era perso nel cammino tortuoso e altalenante della storia. E nel teatrino della politica. Che avrebbe ugualmente bisogno di olio, l’olio santo.

 

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