Tanti anni fa ebbero un successo travolgente i romanzi d’appendice (in francese “feuilleton”): intrecci avvincenti e complessi, in genere di argomento amoroso. Noi proviamo a proporre una versione moderna, pubblicando a puntate storie brillanti e adeguate ai nostri tempi. Ogni settimana appariranno sulla rivista due brevi capitoli; il titolo sarà sempre “Romanzo d’appendice” seguito dal numero della puntata. Il titolo del primo romanzo è “Nothing is Real”, di Giorgio Cavagnaro. Una storia che ha molto a che fare coi Beatles ma ancora di più col buffo sottobosco degli sgangherati artisti romani di mezza tacca. Con un numero impressionante di colpi di scena!
E’ un tentativo. Vediamo come va (La Redazione)
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RAIN
Non una sola parola esce dalla bocca di Riccardo Ponzilli detto Zippo, mentre si rialza, dolorante ma sostanzialmente indenne, dopo la scivolata che gli è costata un vistoso sbrego altezza gomito sull’unico capo firmato da lui posseduto: il Barbour comprato a Camden Town tre anni prima e pagato un congruo numero di sterline.
Le ruote faticano a tenere la strada, mentre risale la china in direzione Esquilino. Piove, un rigagnolo di terriccio proveniente dalle connessure tra gli scadenti sampietrini, fatti installare dal Grande Capo di Mafia Capitale in persona, scivola allegramente a valle, rendendo la strada più sdrucciolevole e insicura che mai.
Facile vivere a Roma negli anni ’60, per un creativo. Come oggi a Berlino, Londra, New York. Forse come domani a Shangai o chissà dove. Ma in questa città del cazzo il 2016 è proprio un insulto all’intelligenza, al talento, alla voglia di combinare qualcosa di nuovo, di originale. Questo pensa Riccardo, arrancando col motorino su per via Quattro Novembre alle nove e mezza di sera, stanco e con le palle girate.
Arranca e bestemmia, serbatoio in riserva e acqua ormai penetrata nel midollo osseo. Imboccata finalmente via Emanuele Filiberto, sta strizzando gli occhi per indovinare il numero civico, già difficile da identificare nel laconico, tardivo sms di convocazione.
“Jeff fa un dopocena c’è gente, vieni?”
Potevi dirmelo prima, cara, non ti pare?
“Vediamo, ciavrei un mezzo impegno.Ti faccio sap”
E calma. Mica devo sempre fare la figura di quello che non c’ha un cazzo da fare.
Pensare che Maricla quel messaggio lo ha mandato solo perchè, a conti fatti, risultavano troppe donne e pochi uomini, tra gli invitati.
Jeff. Solo a sentire questo nome falso come una banconota da 18 euro la pelle sensibile di Riccardo ha, ogni volta, una reazione allergica.
Rosario Diotallevi, nativo di Casapulla (CE), artista multimediale e autore di installazioni e allestimenti nonchè sprezzante ideatore di eventi provocatori al limite dell’osceno, si fa chiamare God Jeff, nel suo ambiente. Cioè il primo tavolino a destra del rinomato bar Consolini al Pantheon, ritrovo di artisti emergenti, affermati, affamati, affermanti di essere emergenti, riconosciuti, sconosciuti, sfrontati ed arroganti compresi gli incompresi.
God Jeff. Un nome geniale, bisogna ammetterlo. Coniugata alla necessaria protervia individualista, l’assonanza con uno dei nomi più sulfurei della scena culturale primonovecentesca, il filosofo, scrittore, mistico e maestro di danze Georges Ivanovic Gurdjieff, crea per incanto il quid, la madeleine evocativa che riporta in vita reminiscenze oblique, antichi sapori maledetti. Effluvi di mistero, retrogusto esoterico in dose sufficiente a provocare nei critici un incontenibile fremito di piacere.
L’ultima performance era stata in effetti memorabile. Jeff aveva dichiarato pubblicamente di essersi fatto tatuare per intero, da una famosa specialista, il Paradiso di Dante sulla pelle viva del suo organo genitale. Per poi esibirlo, perfettamente leggibile fino al riveder le stelle, in una scandalosa, monumentale erezione gestita dalla bella tatuatrice. Altro che Benigni. Ecco chi era God Jeff.
E il bello è che, alla fine, ci sta andando alla festa, Riccardo Ponzilli.
Famiglia piccolo borghese, romano di S. Giovanni, ha 56 anni compiuti e per vivere fa il professore precario al liceo. Nel frattempo sogna cinema e giornalismo, ma più in là di qualche sceneggiatura non accreditata e molti articoli on line non è andato. Da ragazzo suonava la batteria e, ieri come ora, gli piacerebbe essere conosciuto come “Ringo”. Purtroppo per lui invece, tutti, noi compresi, lo chiamano Zippo. Tutti tranne Curzio, un suo fedelissimo amico di cui parleremo più avanti, se proprio sarà necessario.
Il nostro uomo tiene molto al suo look trasandato. Da intellettuale che, sia chiaro, se ne frega delle apparenze e lo dimostra sfoggiando occhiali da vista banalissimi, accuratamente scelti tra le offerte di Groupon, e pochi ma significativi capi d’abbigliamento. Barba mai più lunga di sei, sette millimetri al massimo, capigliatura rossiccia, ancora folta e vagamente disordinata. A volte, cappello scuro finto Borsalino a tese corte.
Zippo ama i Beatles, svisceratamente.
Qualcosa lo aveva spinto a rinunciare agli ottavi di finale di Europa League, quella sera. A non mettersi in mutande alle nove e mezza nel suo monolocale del Pigneto, a uscire sotto la pioggia di quell’ottobre romano stranamente appiccicoso e umido.
Un’intuizione, un presentimento.
O forse solo il pensiero di sempre. Se voleva dare una svolta, LA svolta alla sua vita non doveva perdere un colpo, perché come diceva la Bertè in quella canzone, “chiusi in una stanza non si vince mai”. Anche se a volte, soprattutto quando piove, ci resteresti alla grande, nella stanza.
Anche Gualtiero Berardi, già presente sul posto, è romano.
Non so però se è corretto definirlo così, tout court.
Gualtiero è in realtà originario di un’altra città, come ben sanno i nativi del settore compreso tra le consolari Flaminia e Aurelia il cui nome, ormai quasi ufficiale, è Roma Nord. Inizia e termina regolari studi di giurisprudenza, obtorto collo. Si butta in seguito sul giornalismo, riuscendo a diventare critico musicale per un giornale di media importanza nazionale. Per carattere, è guardingo dal punto di vista sentimentale. Ha più o meno la stessa età di Ponzilli ma si ostina a portare i capelli, che ha lisci e castani pur con qualche venatura grigia, a caschetto con la frangia. Indossa solo ed esclusivamente mocassini neri, molto somiglianti al modello secoli fa noto come “college”.
Gualtiero ama ossessivamente i Beatles, dei quali conosce tutto lo scibile e anche di più.
Gualtiero è già sul posto quando Zippo, fradicio e stremato, fa il suo ingresso in casa Diotallevi. I due non si conoscono ancora ma il Grande Tessitore è già all’opera. Lui che sa tutto è ben conscio che qualcosa di nuovo sta per succedere. (Continua)


Attendo la prossima puntata, certa del piacere che mi darà leggerla.
Grazie! Dovrebbe apparire venerdì prossimo…
Confermo
Ottima iniciativa 😃
Buona presentazione dei personaggi, invoglia a leggere il seguito.
Come scrivi bene!!!in inizio con tanta roba promettente…
Vedrai!
😍
E bravo Joe! Bella scrittura, come sempre. La leggera ironia la contraddistingue e la rende interessante. Vediamo come va avanti la storia…