HER MAJESTY
Rieccoci a casa di Gualtiero.
Zippo sorseggia il caffè ancora sui carboni ardenti, circospetto ma curioso come una scimmia.
“Insomma? Chi è sto Ufo che ti sei perso?”
Gualtiero fa una lunga pausa, conscio dell’enormità di quanto sta per dire.
“Dammi del pazzo, del mitomane, quello che vuoi. L’avevo persa, poi l’ho recuperata, insomma ho la netta, nettissima sensazione di aver incrociato Mrs. Yoko Ono in Lennon. Quella vera.”
A questa affermazione la tazzina del caffè nelle mani di Zippo rischia seriamente di infrangersi sul tipico pavimento marmoreo delle case balduinesi, un tempo smaglianti di modernità e non prive di una certa pretesa di distinzione. La faccia di Gualtiero è quella di uno che, pur consapevole dell’estrema improbabilità di ciò che ha appena detto, intimamente ci crede eccome. Zippo resta perciò semplicemente muto, per una lunga manciata di secondi. Quando capisce che qualcosa deve pur dire, gli esce solo un: “Impossibile.”
“E’ una sensazione, te l’ho detto. Ma non ti ho detto perchè ce l’ho.”
“E DIMMELOOO!
“Ok. Come ben sai, John, in visita a una mostra di Yoko, parliamo di Londra 1966, fu colpito da una sua opera: una scala, piazzata sotto una grossa lente d’ingrandimento appesa al soffitto. John si incuriosì e salì i gradini della scala, una di quelle banali, da imbianchino. Una volta in cima, scoprì che su una tela collocata sul soffitto, proprio sopra alla scala, c’era una piccola scritta, visibile solo usando l’apposita lente. Diceva solo “Yes”.”
“Certo, certo, vai avanti.”
“La persona, la donna di cui ti sto parlando, mi ha citato l’episodio come se lo avesse vissuto in prima persona, capisci?”
“Sì ma diciamo la verità, l’episodio lo conoscevamo anche io e te (mente spudoratamente). Ti confesso che non riesco ad avere la tua sicurezza”
“Non parlo di sicurezza, ma di sensazioni. Ti faccio vedere tutta la chat.” Zippo legge, perplesso.
“Qua le chiacchiere stanno a zero. La cosa da fare è una sola: alla prima occasione tu, a sta Susan, devi mandargli il file della sceneggiatura nostra. Se è Yoko, vediamo che dice, se è una Susan del cazzo qualsiasi…boh. Ci dirà qualcosa pure lei.”
Gualtiero rimane pensieroso.
Intanto, il gruppo di amici di Jeff non accenna a schiodarsi dai tavolini del bar S. Calisto. God Jeff non si è più visto e le ipotesi sulla sua repentina scomparsa sono ormai diventate, per loro, il gioco di società che svolta la serata. Ognuno spara la sua, tra sangria, prosecchi, coppette di pistacchi e patatine.
Fair, la lolita minorenne, è sbronza come una cucuzza e quasi sta rimpiangendo di non avere accanto a sé la cadente spalla del vecchio porco Pistolesi su cui appisolarsi, quando la sua attenzione è catturata da una sagoma in piedi, che i fumi dell’alcol rendono confusa e indistinta.
La sagoma è quella di Curzio. Il quale, saltata la cena e abbandonata la famiglia davanti alla tv (stasera c’è una puntata particolarmente succosa del reality “L’arcipelago dei tronisti ”) è uscito, contrariamente alle sue consolidate abitudini, biascicando una scusa. Se avesse Zippo per le mani, in questo momento, lo strangolerebbe senza alcuna esitazione. Perciò ha vagato per il centro di Roma, approdando al bar dove sa che lo stronzo, il vigliacco, potrebbe stazionare coi suoi degni accoliti.
Una vocetta lo riscuote:
“Ahò, zio! Ziooooo!”
Curzio è perplesso. Non sa se quella bamboletta ipertruccata ce l’abbia con lui.
“Zioooooo! Vieni qua, assèttati con noi!”
Ce l’ha proprio con lui. E ora che guarda bene, quelli sono proprio gli stronzi amici di Zippo.
Gli altri non lo degnano di uno sguardo mentre prende posto accanto a Fair, e continuano a parlare di Jeff non risparmiandogli, in sua assenza, le solite battutacce.
Fair, assonnata ma più languida che mai, si struscia ora spudoratamente sul braccio di Curzio, la cui rigidità ha assunto il livello di un baccalà congelato. Ulrico Bozzi ha attaccato con grande cura, usando rotoli di scotch, le tovaglie di carta trasformate in street art da Lucianino e non finisce di rimirare l’opera, che ha acquistato per quaranta euro, convinto di aver fatto l’affare del secolo.
Libonatti si distingue, more solito, come il più viscido della truppa. “Certo che sto capoccione, diciamolo, c’ha una mano che Jeff se la sogna. Guardate che tocco, guardate l’immediatezza de sta pecorina. Questa è arte, abbelli, mica…vabbè lasciamo perde…”
Fair gli indirizza un’occhiata schifata ma, mentre il gongolante Bozzi sta per dargli manforte per la gioia del trasognato Lucianino, ormai alla dodicesima canna, la conversazione si blocca, lasciando il gruppo immobile come in un mannequin challenge improvvisato. La robusta figura di God Jeff si è stagliata a pochi metri dal bar, in avvicinamento. (Continua)
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Sarà davvero lei o non sarà lei, Yoko? E gli amici al bar poi …sempre pronti a sparare a zero su ognuno di loro! Certo che Curzio non ci vede più dalla rabbia…
Curzio ci sorprenderà sempre di più.