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La Rivista Intelligente

I ghiaccioli

 

Ogni mattina mi congratulo

coi ghiaccioli per il loro rigore.

Penso che abbiano coraggio, carattere,

i loro cuori duri non cederanno mai.

 

Poi verso le dieci, dieci e mezza,

sentendo le gocce cadere regolari

guardo la grondaia. Vedo

attuarsi la solita vecchia storia d’inverno:

– i ghiaccioli che piangono le loro lacrime innate,

e, se solo lo sapessero, la loro identità.

 

Anna Toscano legge Janet Frame

Janet Frame guarda alla natura e alle cose come a un mondo umanizzato che comunica e dice: la luce dà consigli, il compasso ha una scelta, l’anemone porta messaggi, l’amato salottino vuole restare, le tempeste parleranno. Rintracciare l’origine di questa affezione all’oggetto quotidiano, del dialogo con cose e animali, non è difficile data la biografia della Frame che traspare così spesso dalla sua narrativa. Così come i suoi romanzi, anche la poesia lascia un posto ampio ai compagni cari oggetti di una vita che hanno affollato e affollano i ricordi. Presente e passato hanno un collocazione precisa nella sua narrazione, ma gli oggetti vi intercorrono con fluidità e trasparenza, richiamati dalla memoria a partecipare all’oggi o mandati nel passato per dare altra luce. Sono oggetti che in lei significano la costruzione di un micro universo a cui guardare, in cui credere, nella disperante ricerca di una normalità, di uno stato di stabilità. La cautela verso la relazione umana, i guanti da indossare per avvicinarsi ai sentimenti, i bordi a cui tenersi per entrare nel mondo, probabilmente il ripromettersi di non caderci più, portano all’ammirazione incondizionata del rigore dei ghiaccioli, l’apprezzamento per i loro cuori duri e inscalfibili, il desiderio di imparare a fare come loro. Ma come per gli umani, anche per i ghiaccioli giunge l’ora del cedere, l’ora della “solita vecchia storia”. Ripromettersi di farne a meno, degli umani, è come sperare che i ghiaccioli non si sciolgano, da qui il suo invocare all’inverno, al ghiaccio, a quella immobilità che ghiaccia i sentimenti tentando di tamponare le crepe, la nostra vere identità, “[…] datemi il grande freddo per sempre, / ghiaccioli su tetti muri finestre il sogno / marmoreo perpetuo integrale di un mondo e di persone ghiacciati […].  La scrittura è ciò che ha permesso alla Frame di stare aggrappata al bordo, e spesso di saltare il confine imposto dagli altri sulla normalità, per scrivere parole che ci parlano.

 

Janet Frame, Parleranno le tempeste, Gabriele Capelli Editore, 2017

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