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“Spezzeremo le reni alla Grecia” assicurava Benito Mussolini alla adunata dei gerarchi fascisti (tutti un po’ preoccupati, per la verità, almeno i meno fanatizzati) in Piazza Venezia il 19 novembre 1940 quando da un mese era iniziata la campagna militare che si tradusse in una vergognosa disfatta ed avviò la rovinosa caduta del regime.
La campagna italiana di Grecia si svolse tra il 28 ottobre 1940 e il 23 aprile 1941, e si aprì con un’offensiva del Regio Esercito italiano a partire dalle sue basi in Albania verso la regione dell’Epiro in Grecia. Mussolini aveva deciso così pensando di riequilibrare i rapporti di forza con l’alleata Germania e per riaffermare il ruolo autonomo dell’Italia nel conflitto mondiale in corso.
Malamente pianificata ed eseguita con forze numericamente insufficienti e scarsamente equipaggiate, l’offensiva italiana andò incontro a un disastro: bloccato l’attacco nemico, le forze greche, appoggiate da unità aeree della Royal Air Force britannica, passarono decisamente al contrattacco respingendo le unità italiane oltre la frontiera e continuando ad avanzare in profondità nel territorio albanese.
La sostituzione del generale Visconti Prasca, prima con il generale Ubaldo Soddu e poi con il generale Ugo Cavallero, non portò a grandi miglioramenti; nel marzo 1941 le forze italiane tentarono una massiccia controffensiva per respingere i greci dall’Albania, ma andarono incontro a un sanguinoso fallimento.
La guerra si trascinò in una situazione di stallo fino all’aprile 1941, quando la Germania intervenne in forze nella regione balcanica: le truppe tedesche invasero la Jugoslavia e la Grecia, costringendole in poco tempo alla capitolazione.
Con la vittoria tedesca, la campagna di Grecia si tradusse così in un grave insuccesso politico per l’Italia, costretta ad abbandonare ogni pretesa di condotta autonoma e distinta dai tedeschi delle operazioni belliche. Di lì a qualche mese Mussolini seguì Hitler nella aggressione all’ URSS e successivamente pensò bene di dichiarare guerra anche agli USA. Il resto è noto.

Vignetta satirica dell'epoca
Vignetta satirica dell’epoca

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