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Società

Il nitrito del tortellino

 

Coming out: mi sono cibata, nella mia vita, svariate volte di carne di una varietà di mammifero perissodattilo. Carne equina, insomma.
Sono barese, e il pasto tradizionale della domenica è rappresentato da pasta al sugo e “brasciole di cavallo” che niente hanno a che vedere con le assonanti braciole.
Si tratta di involtini di carne, piuttosto grandi, cotti nel sugo, ripieni di aglio, prezzemolo e formaggio (versione base), saltati nel vino, poi cotti a fiamma lentissima, per tradizione tenuti insieme da un filo. Normalissimo filo da imbastitura.
Naturalmente non trufferei nessuno spacciando per manzo un ripieno sia pur parziale di carne equina, soprattutto se vi fosse il rischio di carne non idonea, per condizioni di allevamento, all’alimentazione umana.
Però. Sembra un déjà vu. Fino a quindici anni fa, un pugliese sottaceva la circostanza di amare il pesce crudo. Il verbo amare non illustra con precisione il connubio di salivazione e sdilinquimento che molti pugliesi sperimentano davanti a un vassoio di crudité di mare. Eravamo barbari, finché il sushi è diventato di moda; certo si tratta di una variante nella preparazione di pesce crudo leggermente diversa, ma egualmente privo di qualsivoglia forma di cottura. Un momento di liberazione e orgoglio pugliese.
Da allora tutti a dire «Amo il sushi, lo compro, lo consumo tutte le settimane, lo preparo, lo do ai miei bambini, non posso farne a meno». I pugliesi pescecrudofagi sono diventati improvvisamente trendy.
Ora, siamo ripiombati nel medioevo alimentare, noi mangiatori di cavalli.

 

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PAOLA GIANNELLI

Pugliese d’origine, milanese d’adozione, mamma, moglie e blogger (Parla con noi di Repubblica D e Stavo Giusto Pensando) ho sviluppato il mio percorso professionale all'insegna della curiosità e delle nuove opportunità. Ho iniziato la mia carriera come ricercatrice economica nel settore dell’economia agroalimentare presso il centro studi Nomisma subito dopo il conseguimento del master in International business administration negli Stati Uniti, per poi approdare alla consulenza direzionale di tipo strategico in CAP GEMINI Ernst & Young. Sono ora consulente indipendente, specialista in internazionalizzazione delle imprese del Made in Italy sui mercati esteri, asiatici in particolar in particolar modo, e annovero un passato da globe trotter per necessità (dagli Stati Uniti, Brasile e Argentina, alla maggior parte dei Paesi del Sud-est asiatico, passando per l’Europa). Precocemente attratta dalla scrittura che mi ha portata a buttare giù appunti e storie sui supporti più disparati (dagli scontrini del supermercato, ai sacchetti del pane, al palmo delle mani). Negli ultimi anni ho sviluppato una seconda focalizzazione professionale partita con l’adesione al progetto di Ellerì.

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