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Amalia Guglielminetti e la voce fruscìo
La poetessa Amalia Guglielminetti

LA MIA VOCE

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La mia voce non ha rombo di mare
O d’echi alti tra fughe di colonne:
ma il sussurro che par fruscìo di gonne
con cui si narran feminili gare.

 

Io non volli cantar, volli parlare,
e dir cose di me, di tante donne
cui molti desideri urgon l’insonne
cuore e lascian con labbra un poco amare.

 

E amara è pur la mia voce talvolta,
quasi vi tremi un riso d’ironia,
più pungente a chi parla che a chi ascolta.

 

Come quando a un’amica si confida
qualche segreto di malinconia
e si ha paura ch’ella ne sorrida.

 

 

“La mia voce” di Amalia Guglielminetti letta da Anna Toscano

 

 

Amalia Guglielminetti è stata una voce che a inizio 900 ha parlato spesso delle donne alle donne, una voce talvolta amara ma lucida e arguta. Oggi una voce che par datata, lontana come appare nel suo lessico e nel suo versificare, ma acuta e imprescindibile per la scrittura e la visione che abbiamo oggi in poesia. Le sue poesie, le sue lettere, il suo teatro sono la testimonianza della fatica della scrittura femminile in un mondo maschile, soprattutto lo sono i suoi non articoli della professione di giornalista che non riuscì a svolgere. Vissuta tra due guerre in un mondo relegante per le donne, aveva parlato attraverso l’asciuttezza del suo verso di temi comuni a molte: di “comuni cose”, della “nostalgia”, del “tempo ammonitore”, dell’“avidità di vivere”. In questi poesia mette in versi proprio la sua “voce”, che sceglie di non essere forte e prevaricatrice, ma la vuole lieve come un “fruscìo di gonne”, perché il suo è un “parlare” di se stessa e di altre donne, del femminile in un mondo dove è difficile farlo, ma non senza ironia o amarezza, e neppure malinconia. Nelle lettere e nelle interviste Amalia Guglielminetti ha parole taglienti e ironiche, un lessico e una sintassi molto contemporanea a noi, un parlare al mondo senza mezzi termini e non senza umorismo, par di intravvedere il suo occhio lucido sulle cose che riverbera nella sua voce decisa attraverso una prosa ferma: “Non io dunque acclimaterò tali fiori di leggiadra ferocia nei giardini della letteratura. Le Seduzioni non saranno mai sinonimo di <Le Aggressioni>”.

 

 

Amalia Guglielminetti, Le Vergini folli Le Seduzioni, Venezia, Damocle Edizioni, 2012

 

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